mercoledì 28 ottobre 2009
EX BADIA NULLIUS DI S. EGIDIO di Altavilla Silentina
Grazie all’interessamento dell’Auriga Cilento è stato possibile, dopo 29 anni di chiusura, entrare un’altra volta nella chiesa di S. Egidio. La prima volta abbiamo fatto un sopralluogo il 14 agosto in compagnia del parroco Don Costantino per accertarci del problema sicurezza e la successiva visita il 20 agosto 2009.
E’ stata un giorno caratterizzato da vivo godimento dell’animo, da grande allegrezza, da profonda giocondità. Tutti hanno evocato i momenti del tripudio per la Prima Comunione, per la Cresima impartita dal presule D’Agostino. Generale, quindi, la commozione nel varcare il mastodontico portone dell’antica chiesa. Occasione d’oro, per riempirsi gli occhi di dolci e non sopite immagini del non dimenticato tempio. Tanti giovani neolaureati hanno però visto per la prima volta questa chiesa e per loro è stata una favolosa scoperta. Hanno, quindi, tempestato di domande i più anziani, già adulti al tempo del terremoto.
C’erano turisti, in vacanza ad Altavilla, che non si sono voluti privare del piacere di vedere l’interno della chiesa. E’ stato gradevole rilevare con quanto interesse osservavano i particolari della struttura architettonica. I più anziani hanno fornito informazioni sulle statue una volta presenti nelle nicchie vuote e sulle tele conservate presso il Convento San Francesco. Con tanta maraviglia i più giovani hanno appreso che sotto il presbiterio c’e’ la cripta, ora chiusa, con le tombe dei sacerdoti e che davanti ai sei altari c’erano sei tombe, pure loro chiuse nel 1939.
In verità subito dopo il terremoto mi fu consentito di entrare da solo nella chiesa per fare delle foto. La contro facciata era orrendamente mascherata da travi e mezzanelle, disposte nella maniera più cervellotica possibile. Non ce n’erano due che andassero nella stessa direzione. Alcune tavole erano state inserite tra le canne dell’organo, piegandole orribilmente. Cosa dovessero mantenere non l’ho mai capito! Era visibile comunque, il distacco della facciata dalla volta. Ho constatato con immenso piacere che quell’obbrobrio è sparito. La facciata è stata saldamente attaccata alle pareti con profonde iniezioni di cemento.
Il muratore Luigi Morrone dice che il tetto è stato rifatto con perizia e che la volta, in pietra, ad arco a tutto sesto, è tetragona ad ogni forza. A fianco all’empito di gioia per esserci riappropriati della memoria collettiva, non possiamo esimerci dal muovere dei rilievi critici. Ben tre ditte hanno fasciato e sfasciato di ponteggi questa chiesa, era legittimo aspettarsi qualcosa di più. La prima ditta biancheggiò subito la parte alta del campanile e si fermò al tetto della chiesa. Dalla nostra aula, durante i miei trascorsi di maestro, io e i miei alunni vedevano il campanile diventare di giorno in giorno sempre più bianco.
Il 20 agosto, dall’interno della chiesa, abbiamo fatto il sopralluogo del campanile: siamo dovuti letteralmente scappare in quanto si è constatata la criticità nella quale versano le scale lignee tutte tarlate e malferme. Peccato che siano scomparsi, duranti i lavori, i due angioletti che ornavano l’altare maggiore e per i lavori eseguiti, in questi anni, da tre ditte mi sarei aspettato di trovare meno calcinacci e pavimento sconnesso.
La chiesa risale al 1756. Nel 1885 il parroco Don Vincenzo Mottola fece costruire due altari laterali dedicati al sacro cuore di Gesù e Maria, questo intervento costò la rimozione del trono dell’abate che si trovava in cornu evangeli. Nello stesso tempo spostò l’organo dalla parete laterale sinistra collocandolo sulla contro facciata.
L’organo, a otto registri, con flauto, voce umana e uccelliera, era stato comprato dall’abate Angelo Ferro di Napoli nel 1742 ed era costato, con il trasporto, 108 ducati. Questa notizia è riportata dai Ferrara e da Galardi-Messone . La data 1742 appare poco attendibile. L’abate Don Giuseppe Vultura fece demolire la vecchia chiesa nel 1739 e l’attuale chiesa fu costruita dal 1748 al 1756 dall’abate Gio. Battista da Morcone. Non è possibile che l’abate Angelo Ferro sia vissuto in questo frattempo, commissionando l’organo nel 1742, ovvero epoca in cui la vecchia chiesa era stata demolita e la nuova chiesa ancora non costruita.
Comunque tutti gli interventi del parroco Mottola sono da ritenere incongrui ed, eliminando il trono dell’abate, non ha fatto altro che cancellare i segni della Storia; non si ottunde la memoria collettiva, Sant’Egidio è stata badia nullius dal 1308 al 1811, ovvero per mezzo millennio. Spedì l’organo sulla contro facciata, poggiato su una cantoria ardita, slanciata, ma esile, gracile,debole.
Lassù osavano arrampicarsi i componenti di un complessino musicale durante la notte di Natale. Per il resto dell’anno, l’organista suonava un harmonium, poggiato alla base del pilastro destro del grande arco. Io sinceramente abbatterei tutte le modifiche del parroco Mottola peraltro indagato anche per truffa per gli scavi al Feo ma assolto dopo un processo durato 18 anni. Riporterei giù l’organo, dove l’aveva sistemato l’ abate Ferro.
L’organo oggi andrebbe restaurato in quanto è di buona fattura ed è sempre un organo del ‘700. Riportare l’organo dov’era originariamente? Certo, perché le nuove indicazioni liturgiche prevedono la sistemazione di questi strumenti vicino all’altare e vicino al popolo e in tal caso si rispetterebbe la volontà dell’antico abate. Mi rendo conto però che la soprintendenza non accetterebbe questa soluzione con un ritorno ad un così lontano passato.
venerdì 16 ottobre 2009
Programma di Sviluppo Rurale (PSR) Campania 2007/2013
L’Auriga Cilento
Associazione per lo sviluppo e la promozione del territorio
Fra gli obiettivi della nostra Associazione vi è quello di sensibilizzare ed informare i residenti del territorio sulle opportunità offerte dall’Unione Europea attraverso la Regione Campania.
A questo proposito abbiamo redatto una lista sintetica di info, e invitiamo gli interessati a consultare il sito della Regione Campania (www.regione.campania.it - www.economiacampania.it) dove troveranno tutte le notizie in dettaglio.
Il Comune di Altavilla e i suoi residenti, rientrando nella macroarea PSR di tipo B non possono partecipare a tutti i bandi regionali, prima di presentare la domanda è opportuno verificare le aree di intervento.
Programma di Sviluppo Rurale (PSR) Campania 2007/2013
Il Programma prevede il cofinanziamento di progetti per soggetti pubblici (100%) e per soggetti privati (dal 40 all’80%, mediamente 50%, e fino al 60% se il richiedente ha meno di 40 anni). Vi sono 3 Assi (I-II-III) che riguardano più tipologie di interventi. I Bandi rimangono sempre aperti - ogni 2 mesi si chiude la lista per riaprirne una nuova - e la risposta arriva entro 60 giorni.
La Regione Campania ha a disposizione molti fondi, diversi milioni di euro, che deve distribuire entro il
Sono finanziabili attività economiche (bar, pasticcerie, officine..), case vacanze, etc….se vi è come finalità quella di “fare azienda”, cioè di concorrere allo sviluppo del territorio della Campania. Possono essere costituire anche strutture ex novo, come stalle, depositi etc….purché non siano di civile abitazione. Per gli altri casi è prevista la ristrutturazione.
Beneficiari:
Giovani agricoltori, imprenditori agricoli, soggetti privati singoli o associati proprietari con specifici requisiti, comuni singoli o loro associazioni, imprese agricole, comunità montane, province, imprese sociali, aziende sanitarie, etc……
L’Asse I prevede 10 misure che riguardano:
misura 112 - Insediamento di giovani agricoltori;
misura 113 - Prepensionamento degli agricoltori e dei lavoratori agricoli;
misura 115 - Avviamento dei servizi di assistenza alla gestione, di sostituzione e di consulenza aziendale;
misura 121 - Ammodernamento delle aziende agricole;
misura 122 - Accrescimento del valore economico delle foreste;
misura 123 - Accrescimento del valore aggiunto di prodotti agricoli e forestali;
misura 131 - Sostegno agli agricoltori per conformarsi alle norme rigorose basate sulla legislazione comunitaria;
misura 132 - Sostegno agli agricoltori che partecipano ai sistemi di qualità alimentare;
misura 131 - Sostegno alle associazioni di produttori per attività di informazione e promozione riguardo ai prodotti che rientrano nei sistemi di qualità;
Cluster misura 112-121 “Insediamento di giovani agricoltori” e “Ammodernamento delle aziende agricole”.
L’Asse II prevede 4 misure che riguardano:
misura 221 – Imboschimento di terreni agricoli;
misura 223 – Imboschimento di superfici non agricole;
misura 226 – Ricostituzione del potenziale forestale e interventi preventivi;
misura 227 – Investimenti non produttivi.
L’Asse III prevede 3 misure che riguardano:
misura 311 - Diversificazione in attività non agricole
misura 321 – Servizi essenziali alle persone che vivono nei territori rurali;
misura 323 – Sviluppo, tutela e riqualificazione del patrimonio rurale
Oltre a questi vi sono altri bandi che sono aperti, o in fase di apertura. Per motivi di spazio non possiamo citarli tutti, per cui invitiamo i lettori a consultare il sito della Regione, oppure a rivolgersi a tecnici e associazioni di categoria che conoscono nello specifico le modalità di compilazione dei formulari.
venerdì 2 ottobre 2009
On-line i video del Convegno sui beni culturali di Altavilla Silentina
Tutti i video del convegno sono disponibili su YouTube.
Dimissioni di Diomira Cennamo
Ringraziamo Diomira per l'impegno dedicato alla nascita e avvio dell'Associazione e auspichiamo di continuare a collaborare in modo proficuo con lei come con tutti gli altri associati.
giovedì 3 settembre 2009
La riapertura eccezionale della millenaria chiesa di Sant’Egidio dopo ventinove anni di chiusura
La riapertura ha fatto da cornice al Convegno "I beni culturali di Altavilla Silentina: proposte di recupero del patrimonio storico-architettonico di un borgo medievale dell'entroterra cilentano" che si è tenuto nella serata e al quale hanno partecipato esperti e studiosi locali e provinciali”. L’incontro ha fatto emergere una triste realtà che ha portato alla luce, effettuando una comparazione con foto e documenti storici, gravi ed importanti mancanze nell’arredo interno comunque presenti nel 1983, di alcune chiese altavillesi.
L’edificio fu eretto dai Normanni, gli stessi fondatori della città, di fronte al lato meridionale del castello, attribuito a Roberto il Guiscardo. Fu poi abbattuto nel 1739 e riedificato tra il 1748 e 1756. La chiesa subi gravi danni per gli eventi bellici del 1943. Furono eseguiti lavori di riparazione al tetto e alla volta mmediatamente dopo la guerra, mentre la facciata e l' interno furono restaurati nel 1953-54.
Tantissimi sono stati i visitatori, tanti ricordi sono ritornati nella mente di chi nella chiesa aveva seguito il catechismo e aveva fatto la prima comunione, di chi ha contratto matrimonio…Tanti, soprattutto giovani, sono riusciti a visitare per la prima volta la chiesa di Sant’Egidio che, insieme a quella di San Biagio, rappresenta la storia di tutte le famiglie altavillesi.
Gli altavillesi meno giovani, Luigi Morrone e Arturo Nigro, hanno raccontato le tradizioni e gli aneddoti legati alla chiesa; è stata ricordata la figura di Carmine Egidio Guidone che “regolava” l’orologio posto sul campanile e che fu trovato morto assiderato per il freddo mentre svolgeva la propria attività.
L'ottantenne Arturo Nigro invece ha ricordato come gli altavillesi portassero il proprio asino, mulo o cavallo, quando questo avesse un problema intestinale, presso il santo che dà il nome all’ex parrocchia e facessero compiere al quadrupede tre giri intorno alla chiesa per lenire i dolori che lo assillavano.
Tra i visitatori della badia nullius (così definita perché tradizionalmente di proprietà feudale e non curiale) Nadia Parlante, storico dell’arte ed esperta in artisti locali del Settecento, e l’insegnante elementare Amedeo Cennamo, che hanno raccontato ai presenti la storia della chiesa e le bellezze in esse contenute. Queste ultime, purtroppo, in qualche caso sono scomparse essendo state trafugate da ignoti in questi anni di chiusura durante i quali l’incuria e la mancanza di assidui controlli hanno favorito quei malintenzionati che hanno sottratto agli altavillesi un pezzo della loro storia.
Purtroppo non si è riuscito a smentire l’allora rettore della parrocchia, don Domenico Di Paola, che nel 1983, a seguito dell’ordinanza di chiusura per motivi di sicurezza emessa dal Comune di Altavilla, si era opposto tenacemente al provvedimento in quanto sosteneva che in questo modo la chiesa non sarebbe stata mai più riaperta.
In ventinove anni sono stati eseguiti diversi interventi di ristrutturazione sempre insufficienti per ultimare i lavori ed arrivare alla riapertura della Chiesa. Secondo una stima fatta da un tecnico locale, oggi servirebbero all’incirca 100 mila euro per completare quei lavori (intonaci, pitturazione, pavimento, impianto antintrusione, impianto di illuminazione…) fondamentali per la riapertura dell’edificio.
Le strade da seguire per reperire i fondi necessari sono tante e bisognerebbe individuare subito quelle percorribili evitando così di festeggiare nel 2010 il trentennale della chiusura delle chiese di San Biagio e Sant’Egidio.
Vorrei a tal proposito ricordare una richiesta del compaesano Ciccio Mangino, defunto a luglio di quest’anno, che aveva apposto sul portone della chiesa un biglietto nel quale aveva scritto: “Sant’Egidio d’Altavilla Silentina, sei il patrone, apri questo portone / Voglio pregare all’altare maggiore per ricevere la Santa Comunione. / Mangino Francesco altavillese”
Quanti altavillesi esprimono ancora lo stesso desiderio di Ciccio Mangino?
lunedì 31 agosto 2009
Il Convegno sui beni culturali ad Altavilla Silentina: le proposte di recupero
L'incontro, moderato dalla dott.ssa Diomira Cennamo, giornalista pubblicista ed esperta in comunicazione, è stato introdotto dalla dott.ssa Elda Lettieri, esperta in progettazione europea, dal dott. Bruno Di Venuta, informatico, autore del libro "La Merica altavillese" e presidente de "L'Auriga Cilento", e da Tiziana Rubano, dottoressa in storia dell'arte.
Queste le proposte:
1. presentazione di canali di finanziamento nazionali ed europei a cui è possibile attingere per trovare le adeguate risorse da destinare al recupero dei beni;
2. necessità di individuare restauratori competenti in grado di effettuare il recupero con attenzione e rispetto del pre-esistente, evitando non affidarsi a maestranze prive di un’opportuna conoscenza del valore del bene trattato;
3. reale possibilità di inserire Altavilla Silentina in un circuito internazionale enogastronomico, religioso, archeologico, artistico e naturalistico sfruttando la posizione strategica e la vicinanza a siti come Paestum, Elea-Velia, Grotte di Pertosa e Castelcivita, Padula;
4. creazione di un asse Altavilla-Paestum con la nascita di laboratori specializzati in ceramica pestana;
5. utilizzo della rara risorsa naturale del Parco naturale “La Foresta”, avvolto dal centro storico del comune di Altavilla e dotato di un suggestivo anfiteatro naturale, per l’organizzazione di eventi e manifestazioni culturali di alto profilo che troverebbero qui una location ideale.
Grande attenzione è stata riservata al centro storico altavillese, risalente all'XI secolo e dotato di portali d'epoca e di uno scorcio panoramico invidiabile che, se ben valorizzato, potrebbe divenire un luogo turistico di grande attrazione e creare posti di lavoro, soprattutto per le fasce più svantaggiate – giovani e donne - che potrebbero divenire imprenditori di loro stessi senza dover percorrere l’iter che ha vissuto chi è stato o sarà costretto a emigrare per sopravvivere.
Affinché questo avvenga è indispensabile che il centro storico venga salvato dall’inevitabile deterioramento a cui è condannato attraverso un immediato piano di intervento che sappia guardare oltre al semplice agglomerato di case e valorizzarne l’aspetto di rappresentazione simbolica della vita della città puntando al recupero degli edifici come risorsa culturale in grado di creare occupazione rispettando l’area su cui si va a intervenire e agevolando il ritorno di un’offerta commerciale che permetterebbe alla zona di ripopolarsi.
I rappresentanti dell’Auriga Cilento hanno ripercorso ogni tratto del centro storico e visitato accuratamente le chiese chiuse dal terremoto del 1980 effettuando una comparazione con foto e documenti storici e rilevando così mancanze nell’arredo interno e restauri che, a parere degli esperti interpellati, sembrano non onorare il pregio delle opere, le quali in qualche caso sono state addirittura stravolte del loro aspetto originario.
A tal proposito l’Associazione chiederà ufficialmente alle autorità competenti che si facciano carico di verifiche dirette e se necessario prendano opportuni provvedimenti.
L'Associazione, a conclusione di quanto sopra descritto, si impegna a mettere a disposizione le proprie competenze - sia in termini di recupero del patrimonio sia in termini di progettazione - auspicando una proficua collaborazione con gli enti preposti allo sviluppo locale affinché da tale simbiosi possano nascere idee e strategie in grado di far sfociare le potenzialità storico-culturali già presenti sul territorio in una reale crescita economica e sociale.
giovedì 13 agosto 2009
Il recupero del patrimonio storico-architettonico medievale nell'entroterra cilentano: una tavola rotonda per una proposta d'azione integrata


